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Appalti Pubblici - sentenza, per il criterio di valutazione delle offerte anomale va considerato il costo del lavoro «reale»

La giurisprudenza afferma in modo costante (ex multis: Cons. Stato, III, 2 marzo 2015, n. 1020, 13 dicembre 2013, n. 5984) che per il costo orario del personale da dimostrare in sede di verifica dell'anomalia dell'offerta non va assunto a criterio di calcolo il “monte-ore teorico”, comprensivo cioè anche delle ore medie annue non lavorate (per ferie, festività, assemblee, studio, malattia, formazione, etc.) di un lavoratore che presti servizio per tutto l'anno, ma va considerato il “costo reale” (o costo ore lavorate effettive, comprensive dei costi delle sostituzioni). Il costo tabellare medio, infatti, è indicativo di quello “effettivo”, che include i costi delle sostituzioni cui il datore di lavoro deve provvedere per ferie, malattie e tutte le altre cause di legittima assenza dal servizio (da ultimo: Cons. Stato, III, 2 marzo 2017, n. 974,). È dunque legittimo il giudizio di offerta anomale da parte della SA qualora la concorrente esponga un costo orario per ciascun profilo professionale computato sulla base di un divisore che non tenga conto delle fisiologiche assenze dal lavoro e dai costi aggiuntivi sopportati dal datore per sostituire il personale assente. Consiglio di stato, sez. 5 sentenza del 12 giugno 2017, n. 2815.


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