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Sentenze – regolarita’ fiscale

Consiglio di Stato, Sez. IV, 10 agosto 2017, n. 3985: E' escluso il concorrente per irregolarità fiscale ove risulti una cartella di pagamento non pagata alla data di scadenza del termine per la presentazione dell’offerta anche se non è ancora spirato il termine per l’impugnativa della medesima. L’esclusione dell’appellante dalla gara in questione era stata disposta in quanto, in sede di verifica dei requisiti disposta a seguito dell’aggiudicazione provvisoria in suo favore, era emerso che, alla data ultima per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara, sussistevano a carico dell’appellante gravi irregolarità rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse. In particolare l’Agenzia delle Entrate – Direzione provinciale di Caserta aveva comunicato alla stazione appaltante l’esistenza di tre cartelle di pagamento a carico dell’appellante per un importo complessivo di euro 26.078,30 (l’ultima delle cartelle in questione risultava notificata in data 16 maggio 2016). Secondo l’appellante (che procedeva comunque al pagamento del debito dedotto nelle richiamate cartelle di pagamento), alla data ultima per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara, il termine per l’impugnativa della cartella notificata nel maggio del 2016 non era ancora spirato, ragione per cui non si era in presenza di una violazione “definitivamente accertata” agli obblighi tributari. La quaestio iuris che viene in rilievo è se, ai fini dell’esclusione dalle pubbliche gare per carenza dei requisiti di ordine generale (articolo 80 del decreto legislativo n. 50 del 2016), possa dirsi “definitivamente accertato” un rilevante insoluto fiscale fatto oggetto di cartella di pagamento ritualmente notificata all’impresa interessata laddove alla data ultima prevista per la presentazione della domanda di partecipazione, siano ancora pendenti i termini per l’impugnativa (ultimo giorno). Secondo il Consiglio di Stato l’esclusione è legittima in quanto la cartella di pagamento può essere impugnata soltanto per vizi formali attinenti la stessa cartella, non potendo invece più essere rimessa in discussione la definitività dell’accertamento della sottostante pretesa tributaria (alla quale è appunto sottesa l’emanazione della cartella). In definitiva, la possibilità di impugnativa della cartella (e la pendenza dei termini a tal fine fissati) non pone in discussione la definitività della sottostante violazione tributaria, la quale risulta accertata attraverso la stessa emanazione della cartella. Ai ben limitati fini che qui rilevano, si osserva poi che l’appellante non ha presentato ricorso avverso la più volte richiamata cartella di pagamento, limitandosi piuttosto – come dalla stessa ammesso – a pagare il debito tributario (pari, come si è detto, a circa venticinquemila euro complessivi) oggetto del definitivo accertamento.


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