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Regime sanzionatorio in caso d’integrazione della fattura con un’aliquota IVA più elevata nel reverse charge interno

L'art. 6 co. 6 del DLgs. 471/97, risultante dalle modifiche di cui alla L. 205/2017 (legge di bilancio 2018), prevede che eventuali errori nell'applicazione dell'aliquota IVA in fattura siano sanzionati da 250,00 a 10.000,00 euro per il cedente o prestatore e che sia riconosciuto il diritto alla detrazione in capo al cessionario o committente (ad eccezione dei casi di frode). Poiché errori nell'applicazione delle aliquote IVA possono riguardare anche le operazioni in reverse charge "interno" (es. prestazioni di servizi nel settore edile, per le quali l'aliquota può essere del 10% o del 22%), una parte della dottrina ritiene applicabile anche al reverse charge il regime sanzionatorio di cui al predetto art. 6 co. 6 del DLgs. 471/97. Se questa tesi fosse confermata dall'Agenzia delle Entrate, l'eventuale applicazione di un'aliquota IVA più elevata rispetto a quella dovuta, da parte del committente in sede di integrazione della fattura di acquisto, risulterebbe sanzionata da 250 a 10.000 euro, fermo restando il diritto alla detrazione della maggiore imposta. Prima della menzionata modifica normativa, nei confronti del cessionario/committente che avesse detratto un’IVA addebitata per errore, le conseguenze sarebbero state particolarmente gravose: infatti, venendo disconosciuto il diritto alla detrazione, si irrogavano la sanzione pari al 90% dell’indebita detrazione, nonché l’eventuale sanzione per la dichiarazione infedele.


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